Portale della Fondazione Opera San Camillo - Colonscopia: intervista al dottor Gianluigi Toti - Milano

La colonscopia: tutto quello che c'è da sapere

Intervista al dottor Gianluigi Toti
Specialista in Endoscopia digestiva e Gastroenterologia

 

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Quando farla e come avviene l'esame?

Che cos'è un endoscopio? È uno strumento che presenta al suo apice una videocamera e una fonte luminosa. Le immagini acquisite vengono riprodotte in un monitor, permettendo al medico di rilevare in diretta l’eventuale presenza di quadri infiammatori o di ulteriori problematiche.

La colonscopia è un esame endoscopico, eseguito con questi strumenti all'interno del colon.

Quali sono i motivi per fare una colonscopia?

I motivi principali per eseguire una colonscopia sono:

  • una modifica dell'intestino, stitichezza o diarree improvvise
  • un quadro di anemia, molte volte legato a sangue occulto positivo
  • dolori addominali di natura poco certa

Quali sono le patologie evidenziate dalla colonscopia?

Nel nostro intestino possiamo trovare patologie benigne o patologie maligne; per maligne si intende di natura tumorale. 

Le patologie benigne possono essere:

  • di natura infiammatoria, quindi una situazione di colite, una condizione acuta o una condizione cronica 
  • di tipo diverticolare, quindi una malformazione del nostro intestino, ma sempre di pertinenza benigna. 
  • polipi, cioè di neoformazioni all'interno del nostro intestino, ma che comunque hanno ancora delle caratteristiche di benignità. 

La colonscopia ci aiuta a trovare le patologie maligne e a identificare la sede del tumore e la sua estensione.

Questo esame ci aiuta anche a diagnosticare situazioni di ostacolo del transito del colon dovute a fenomeni aderenziali o di substenosi, molte volte anche di tipo infiammatorio.

La colonscopia

La colonscopia ha una durata variabile, ciò può dipendere da diversi fattori:

  • la conformazione dell’intestino del paziente
  • la condizione fisica del paziente, se è obeso per esempio
  • l'abilità del colonscopista
  • preparazione intestinale 

Di base l’esame dura dai 15 ai 30 minuti. 

Ciò che è importante nella durata di una colonscopia è il tempo di uscita, o anche detto il momento di retrazione, il quale non deve essere mai inferiore ai 9 minuti. 

La ricerca della patologia infatti avviene nella fase di uscita dello strumento, per questo motivo si dice che è molto importante la durata della colonscopia in retrazione. 

 

La colonscopia può avere degli effetti collaterali legati all’introduzione d'aria nel nostro intestino. Dopo l'esame infatti il paziente potrebbe percepire un senso di tensione a livello addominale.

Il secondo campo di effetti collaterali è legato alla preparazione. La fase che precede questo esame porta ad una deplezione o disidratazione, nelle persone anziane ciò potrebbe essere rischioso. Sarà lo specialista a eseguire una valutazione prima dell'esame.

 

La colonscopia, attualmente in fase diagnostica, non è un esame rischioso.
Come per tutte le procedure diagnostiche e quelle mediche, esistono però delle controindicazioni che riassumiamo in tre condizioni precise:

  • megacolon tossico: ossia quando esiste una dilatazione abnorme del nostro colon per patologie a monte di tipo infiammatorio, che controindicano quindi l'introduzione della sonda a causa del rischio di lacerazione dell'intestino stesso. 
  • perforazione dell’intestino: se l'intestino è perforato per cause naturali o patologiche, è evidente che è controindicato introdurre qualsiasi tipo di strumento endoscopico. 
  • infiammazione acuta dell’intestino: diverticolite acuta.

La preparazione per la colonscopia è un passaggio fondamentale per la buona riuscita dell’esame: se un colon è preparato la possibilità di consegnare al paziente un referto perfetto, è assolutamente attendibile. Quando un colon non è preparato adeguatamente la percentuale scende di molto.

In passato ci si preparava a questo esame eseguendo lunghi giorni di dieta senza scorie, quindi evitando frutta, verdura e pane ma ingerendo solo liquidi e pochi altri alimenti: venivano somministrati quattro litri d'acqua associati al PEG, un prodotto che si mischia alle feci, le scioglie e le rende liquide. 

Solo di recente è stato visto che la dieta così prolungata non è utile ma si esegue un regime dietetico senza scorie solo di 24 ore e riducendo di molto la quantità d'acqua: oggi esistono le cosiddette low dose, cioè bassi dosi, in cui l'assunzione di liquido preparato è solo un litro diviso in due dosi, a cui deve seguire l'assunzione di acqua normale.

Per riassumere, cosa è cambiato dal passato?

  • la quantità d'acqua prima dell’esame rimane comunque elevata, solo che mentre prima era tutto un liquido medicale, oggi questo si è ridotto a circa un litro, accompagnato dall'acqua minerale 
  • mentre prima la preparazione veniva eseguita solamente il giorno precedente, oggi il miglior risultato si ottiene in due fasi: per metà la sera precedente l'esame e per metà al mattino presto, prima dell'esame. Questo consente di avere una pulizia ottimale dell’intestino.

La colonscopia può essere un esame doloroso.

Il colonscopista per poter eseguire la colonscopia deve raddrizzare il colon, deve togliere quelle che sono le anse naturali dell'intestino per poter risalire nella maniera più verticale possibile. Queste manovre, ovviamente, possono portare dolore o fastidio. 

Questo naturalmente è stato ovviato con l'inserimento della sedazione, vi è quindi una parte farmacologica, che viene associata alla colonscopia per poter lenire questi fastidi. Quindi si dice oggi che si fanno delle colonscopie senza dolore o in sedazione profonda.

Abbiamo introdotto quindi nella pratica dell' endoscopia la sedazione, inizialmente eseguita con farmaci che neutralizzavano il paziente, ma in cui il dolore veniva percepito meno e poi introducendo il Diprivan, un farmaco che consente di avere un paziente completamente addormentato.

Logicamente ciò comporta la presenza di un specialista anestesista perché possa seguire il paziente durante l’esame. 

Dal punto di vista tecnico, invece, sono stati fatti altri passi avanti.

Il fastidio della colonscopia, come abbiamo detto, è legato alla forma del colon e alla sua distensione tramite aria: le nuove tecnologie hanno portato alla sostituzione dell'aria con la CO2, che possiede un riassorbimento più veloce rispetto all’aria.
Ultimamente, inoltre sta prendendo sempre più piede sostituire la sostanza gassosa con quella liquida; il colon viene allagato con dell'acqua a temperatura ambiente (37° gradi) che contribuirà a distendere il colon, rendendolo più rettilineo e soprattutto fungerà da lente d’ingrandimento sulle eventuali lesioni.

Ovviamente anche con queste nuove modalità rimane molto importante la preparazione prima dell'esame.

Non è necessario il ricovero per eseguire una colonscopia diagnostica o per eseguire delle polipectomie di lesioni di piccole dimensioni, fino a circa due centimetri. 

Diventa necessario il ricovero quando si parla di un’endoscopia di tipo operativa complessa, ovvero quando si tratta di andare a risolvere delle situazioni di patologia complessa: 

  • lesioni molto grandi di polipi oltre i tre o quattro centimetri 
  • situazioni di stenosi, quindi inserimento di protesi o di allargamenti delle zone ristrette

Questo comporta logicamente un'osservazione del paziente nelle ore successive e quindi necessita un ricovero e un controllo clinico a distanza. 

Dopo la colonscopia è assolutamente obbligatorio essere accompagnati e assistiti. Diverso se è stato fatto invece, una atto operativo, dove deve esserci una sorveglianza della situazione clinica del paziente. 
Ricordiamoci inoltre che ogni tipo di sedazione necessita per legge un accompagnamento: il paziente non può guidare, per esempio.

Al San Camillo la colonscopia viene eseguita per lo più in regime ambulatoriale.
Dal 2000 abbiamo introdotto la tecnica con sedazione profonda, definita senza dolore, che si svolge con l'assistenza anestesiologica e con la somministrazione di un farmaco, il Diprivan, che permette al paziente di riposare tranquillamente e non avere nessun fastidio. 

Oltre a questo sistema di sedazione profonda, abbiamo introdotto la cosiddetta colonscopia underwater: non viene più introdotta aria o CO2 ma acqua che aiuta a evitare che, al termine dell’esame, il paziente percepisca tensione addominale e possa quindi riprendere poi con tranquillità, dopo le ore consentite dalla legge, la sua normale attività quotidiana.


I vantaggi di questa tecnica sono:

  • con l’immissione dell’acqua riusciamo a evitare disturbi o dolori successivi all’esame
  • l'acqua ha un effetto di vanificazione, che ci aiuta ad avere maggior precisione nell'esecuzione diagnostica di tutto il colon.

La parte operativa, ovviamente, viene eseguita in regime ambulatoriale, se le patologie lo consentono, oppure regime di day hospital o di ricovero se le patologie richiedono un'assistenza clinica e un controllo clinico a distanza. 

 

Il reparto di endoscopia del San Camillo ha visto una grande evoluzione nel corso degli ultimi anni e attualmente è così organizzato: il paziente può prenotare l’esame della colonscopia telefonicamente o venendo in sede presso la nostra segreteria con la richiesta del medico curante o dello specialista. 

Il giorno della prenotazione ambulatoriale il paziente si presenta presso la nostra sede, viene accompagnato dal personale infermieristico all'interno del reparto di endoscopia e dopo un colloquio con il medico endoscopista e l’anestesista, potrà prepararsi per l’esame.

L’esame si svolgerà all’interno della sala endoscopica, al termine del quale il paziente verrà trasferito nella sala dedicata al risveglio dove potrà recuperare completamente le sue funzioni.

Al termine di questa fase potrà tornare nello spogliatoio, cambiarsi e attendere il colloquio con lo specialista durante il quale gli verrà illustrato l’esito dell’esame.

Nel corso degli anni la nostra Clinica ha eseguito un notevole numero di esami ambulatoriali: si parla di 1500- 1800 all'anno, circa il 70% sono colonscopie. 

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